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DECRETO SOSTEGNI BIS: IL CONTRATTO DI RIOCCUPAZIONE

13 Maggio 2021

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L’art. 41, comma 1 del nuovo Decreto Legge 25 Maggio 2021, n. 73 recante “Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali” (c.d. Decreto Sostegni-bis) introduce una nuova tipologia contrattuale per i datori di lavoro e i lavoratori. Il contratto è di natura subordinata ed a tempo indeterminato ed è finalizzato ad incentivare, con uno sgravio contributivo totale, l’occupazione dei lavoratori nella fase successiva al superamento della pandemia.

Destinatari sono i lavoratori, disoccupati, che hanno offerto la propria disponibilità ad essere inseriti nel mondo del lavoro. L’art. 41 del Decreo Sostegni bis prevede che, “in via eccezionale, dal 1° luglio 2021 e fino al 31 ottobre 2021 è istituito il contratto di rioccupazione quale contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato diretto a incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 19 del decreto-legislativo 14 settembre 2015, n. 150 nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica”.

Nello specifico la norma stabilisce che sarà possibile assumere con contratto di rioccupazione solo lavoratori in stato di disoccupazione; stando al tenore letterale della norma, esso riguarda non tutti i disoccupati ma, soltanto, chi ha già lavorato sia esso titolare o meno di un trattamento di NASpI o di DIS-COLL. Il datore di lavoro per poter procedere all’assunzione con contratto di rioccupazione deve definire, con il consenso del lavoratore, un progetto individuale di inserimento di durata pari a 6 mesi finalizzato a “garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al nuovo contesto lavorativo”.

Ai sensi dell’art. 41, comma 2, durante il periodo di inserimento, trovano applicazione le sanzioni previste dalla normativa vigente per il licenziamento illegittimo; quindi, trovano piena applicazione le sanzioni relative al licenziamento discriminatorio, nullo e intimato in forma orale e quelle relative al licenziamento per giustificato motivo e giusta causa contenute negli articoli 2 e 3 del D.L.vo n. 23/2015.

Al termine dei primi 6 mesi di inserimento, le parti possono recedere dal contratto ai sensi dell’art. 2118 cod. civ., con preavviso decorrente dal medesimo termine. Laddove le parti non recedano, il rapporto prosegue come un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Ai datori di lavoro privati che assumono lavoratori con contratto di rioccupazione è riconosciuto l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali – con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL – per 6 mesi e nel limite massimo di importo di Euro 6.000,00 annui, da riparametrare ed applicare su base mensile. Se il datore recede dal rapporto al termine del semestre incentivato, l’INPS (comma 8) è abilitato a recuperare lo sgravio riconosciuto.

L’esonero contributivo è altresì escluso laddove nei 6 mesi precedenti all’assunzione con contratto di rioccupazione, il datore di lavoro abbia intimato licenziamenti per giustificato motivo ovvero abbia avviato procedure di licenziamento collettivo nella medesima unità produttiva; è revocato (con conseguente restituzione del beneficio già fruito) nel caso in cui il datore di lavoro, nei 6 mesi successivi all’assunzione, avvii un licenziamento collettivo o intimi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di un dipendente impiegato nella medesima unità produttiva e inquadrato con lo stesso livello e categoria legale di inquadramento del lavoratore assunto con il contratto di rioccupazione. Le dimissioni del lavoratore invece non incidono sul beneficio in favore del datore che viene, comunque, riconosciuto per il periodo di effettiva durata del rapporto. La norma parla, unicamente, di dimissioni mentre non dice nulla circa l’ipotesi della risoluzione consensuale pertanto si ha motivo di ritenere, stando al dettato letterale, che in quest’ultimo caso l’agevolazione possa essere revocata. La piena operatività della disposizione è soggetta all’autorizzazione della Commissione Europea ai sensi dell’art. 108, paragrafo 3, del Trattato dell’Unione.
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