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Smart working nel settore privato: Il Ministero del Lavoro ne raccomanda l’utilizzo

25 Gennaio 2022

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In considerazione dell’elevato numero di contagi dovuti al diffondersi della nuova variante Omicron, i ministri Orlando e Brunetta hanno pubblicato il 5 gennaio una circolare nella quale si raccomanda il più possibile l’uso dello smart working nel settore privato, esortando le imprese ad utilizzare il più possibile lo smart working durante questo periodo emergenziale.
Il lavoro agile si conferma, dunque, uno strumento vantaggioso per prevenire i contagi e contenere le dannose conseguenze dipendenti dalla malattia da coronavirus (Covid- 19) sull’economia e, come noto, la sua regolamentazione ha subito diverse modifiche, in ragione dello stato d’emergenza e in previsione del suo superamento.

Sin dall’inizio della pandemia ossia da marzo 2020, il lavoro agile si è rivelato un valido strumento per le imprese pubbliche e private che hanno potuto così garantire la propria operatività e conseguentemente arginare le gravi ripercussioni economiche dovute alle reiterate chiusure, necessarie per prevenire i contagi e la diffusione del virus. In considerazione delle varie fasi che hanno interessato lo stato di emergenza, la disciplina dello smart working nel settore privato è stata oggetto di diversi “rimaneggiamenti” da parte del Governo: dalle disposizioni emergenziali alla firma del Protocollo tra Ministero e sindacati, avvenuto lo scorso 7 dicembre, con cui sono state create le basi per la contrattazione collettiva.

Con la proroga dello stato d’emergenza, il Ministero del Lavoro è in ultimo intervenuto anche pubblicando le FAQ sulla propria pagina, per chiarire la normativa in vigore, per il momento, sino al 31 marzo 2022Più nel dettaglio la circolare qui richiamata così si esprime:

“L’acuirsi dei contagi manifestatosi a ridosso del periodo delle festività e ancora in fase ascendente ha riproposto la necessità di utilizzare ogni strumento utile a diminuire le possibilità del diffondersi del virus, ivi incluso il ricorso al lavoro agile, che pure non è stato mai interrotto, ma che invece è stato disciplinato da un quadro regolatorio, sia nel pubblico che nel privato, differenziato ma esaustivo. […] Visto il protrarsi dello stato di emergenza, si raccomanda, pertanto, il massimo utilizzo di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o a modalità a distanza, ferma la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto al lavoratore e alla sua attività (assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause).”

Guardando nel dettaglio al lavoro agile nel settore privato è opportuno ribadire che lo smart working è stato da poco oggetto di un provvedimento che ne ha ridefinito le caratteristiche: il 7 dicembre 2021, infatti, il ministro Orlando e 26 organizzazioni sindacali di lavoratori e di datori di lavoro hanno sottoscritto il Protocollo Nazionale sul lavoro agile nel settore privatoCon l’impiego diffuso dello smart working, si è osservata la sua utilità non solo nell’ottica emergenziale, ma anche ai fini di una differente organizzazione lavorativa, atta a favorire una maggiore possibilità di conciliare gli obiettivi professionali con quelli personali, nell’interesse sia del lavoratore che dell’impresa.

Da qui la necessità di una disciplina più completa e mirata. Tuttavia, la proroga dello stato d’emergenza ha messo in stand-by l’applicazione del protocollo, con l’estensione del periodo di applicazione della normativa emergenziale. Nel proseguo della circolare si legge: “Pertanto, fino al 31 marzo 2022, le modalità di comunicazione del lavoro agile restano quelle previste dall’articolo 90, commi 3 e 4, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazione dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.”

In questo senso, dunque, lo smart working resta ad oggi regolato dalla disciplina contenuta nel Decreto Rilancio, il numero 34/2020.

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