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Protocollo smart working: definite nuove linee guida per il lavoro agile nel settore privato

15 Dicembre 2021

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Come ormai noto, il 7 dicembre u.s. è stato definito tra il Governo e le Parti Sociali (su impulso del Ministero del Lavoro) un Protocollo in materia di lavoro agile volto ad integrare le disposizioni della L. 81/2017 e a fornire agli operatori una serie di linee guida da seguire nell’implementazione e regolamentazione dello smart working all’interno delle proprie realtà.

Con il Protocollo in questione, infatti, le Parti Sociali hanno condiviso e definito delle linee di indirizzo da recepire nella contrattazione collettiva nazionale, aziendale e/o territoriale dei diversi contesti produttivi.

I punti cardine permangono gli stessi già previsti dal disposto legislativo, ossia l’indispensabilità dell’accordo individuale, il diritto alla disconnessione e la disciplina afferente la salute e sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità agile.

Ma cosa prevede di innovativo il Protocollo?
1. Adesione. Innanzitutto è previsto che l’adesione al lavoro agile avvenga su base volontaria nonché l’irrilevanza a fini disciplinari di un eventuale rifiuto del lavoratore di aderire o svolgere la propria prestazione lavorativa in modalità agile.
2. Accordo Individuale. Permane l’obbligo di sottoscrivere un accordo individuale il cui contenuto, disciplinato solo genericamente dal disposto normativo, viene definito analiticamente dal Protocollo. Infatti, quest’ultimo stabilisce che l’accordo individuale deve includere i seguenti elementi:
a) durata dell’accordo;
b) alternanza tra i periodi di lavoro all’interno e all’esterno dei locali aziendali;
c) luoghi eventualmente esclusi per lo svolgimento della prestazione lavorativa esterna ai locali aziendali;
d) aspetti relativi all’esecuzione della prestazione lavorativa svolta al di fuori dei locali aziendali (anche specificando le forme di esercizio del potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro);
e) strumenti di lavoro;
f) tempi di riposo del lavoratore e le misure tecniche e/o organizzative necessarie ad assicurare la disconnessione;
g) forme e modalità di controllo della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, nel rispetto dell’art. 4, Statuto dei Lavoratori nonché della Normativa Privacy;
h) attività formativa eventualmente necessaria per lo svolgimento della prestazione di lavoro in modalità agile;
i) forme e modalità di esercizio dei diritti sindacali.
3. Orario di lavoro. Svolta assoluta è costituita dalla scelta delle Pari Sociali di slegare il lavoro agile dal concetto di orario di lavoro. Il Protocollo, infatti, stabilisce che la giornata lavorativa svolta in modalità agile “si caratterizza per l’assenza di un preciso orario di lavoro e per l’autonomia nello svolgimento della prestazione nell’ambito degli obiettivi prefissati, nonché nel rispetto dell’organizzazione delle attività assegnate dal responsabile”. Ecco quindi che il tradizionale concetto di orario di lavoro cede il posto all’autonomia gestionale dei singoli che possono discrezionalmente organizzare la propria giornata di lavoro fermo restando il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Ad ogni buon conto, l’accordo individuale può individuare delle fasce orario predefinite.
4. Luogo di lavoro. Il Protocollo lascia al lavoratore la scelta del luogo ove svolgere la prestazione in modalità agile purché lo stesso consenta di svolgerla con regolarità, mantenendo le adeguate condizioni di sicurezza e riservatezza. Sul punto, inoltre, le Parti Sociali hanno rimesso alla contrattazione collettiva il compito di individuare luoghi considerati inidonei allo svolgimento dell’attività lavorativa in smart working per motivi di sicurezza personale o protezione, segretezza e riservatezza dei dati.
5. Strumenti di lavoro. Relativamente agli strumenti di lavoro, rispetto alla L. 81/2017, il Protocollo specifica che, di norma, sia il datore di lavoro a fornire la strumentazione tecnologica e informatica utile allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile. Tuttavia, è lasciata aperta la possibilità di prevedere l’utilizzo di strumenti tecnologici di proprietà del lavoratore. In questo ultimo caso, però, devono essere stabiliti i criteri e i requisiti minimi di sicurezza degli stessi.
6. Lavoro straordinario. Salvo esplicita previsione della contrattazione collettiva (di ogni livello) non è possibile prevedere e autorizzare ore di lavoro straordinario nel corso delle giornate di smart working.
7. Permessi. Prevista la possibilità per il lavoratore di richiedere la fruizione di permessi retribuiti e non, laddove ne ricorrano i presupposti legali e/o contrattualcollettivi.
8. Diritti sindacali. Esplicitata la permanenza dei diritti e delle libertà sindacali anche nel corso dello svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile.
9. Assenze. Prevista la possibilità per il lavoratore di disattivare i propri dispositivi di connessione durante i periodi di “assenza legittima” (es. malattia, infortuni, permessi retribuiti, ferie, ecc.). Inoltre, il lavoratore in caso di ricezione di comunicazioni aziendali durante i predetti periodi di assenza, non è comunque obbligato a prenderle in carico prima della prevista ripresa dell’attività lavorativa.

Il Protocollo, invece, non aggiunge specifiche relativamente alle disposizioni di legge inerenti gli obblighi del datore di lavoro in tema di salute e sicurezza, di formazione e di informazione, di divieto di discriminazione, potere disciplinare e infortuni.

Inoltre, permane invariato l’obbligo di individuare e garantire sempre la fascia di disconnessione nella quale il lavoratore non deve erogare alcuna prestazione lavorativa. In merito si ricorda che è onere del datore di lavoro adottare specifiche misure tecniche e/o organizzative per garantire la fascia di disconnessione.

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