
La Legge 23 settembre 2025 n. 132, conosciuta come Legge sull’IA, rappresenta il primo intervento organico del legislatore italiano in materia di intelligenza artificiale, introducendo un quadro normativo unitario che interessa diversi settori: governance nazionale, sanità, giustizia e lavoro. L’obiettivo del legislatore è chiaro: accompagnare l’introduzione dell’IA nel tessuto economico-produttivo, garantendo al contempo il rispetto dei diritti fondamentali e l’allineamento con il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), già pienamente operativo.
Tra gli ambiti più rilevanti disciplinati dalla nuova legge figura quello del lavoro, sia subordinato che autonomo, settori in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando in modo profondo i rapporti e le modalità operative.
L’intervento normativo risponde all’esigenza di definire strumenti di controllo e governance per sistemi che, per la loro natura autonoma e complessa, possono incidere sui valori fondamentali del diritto del lavoro, quali:
L’articolo 11 della legge stabilisce i principi generali per l’uso dell’intelligenza artificiale nei rapporti di lavoro subordinato. L’IA è riconosciuta come strumento in grado di migliorare le condizioni lavorative, tutelare la salute psicofisica dei lavoratori, aumentare la qualità e la produttività, nel rispetto del diritto dell’Unione Europea. Tuttavia, il suo impiego non può mai comportare violazioni della riservatezza dei dati personali né essere utilizzato in contrasto con la dignità umana.
La legge richiama espressamente il dovere del datore di lavoro di assicurare un uso dell’IA conforme ai principi di sicurezza, affidabilità e trasparenza. L’applicazione dei sistemi intelligenti nell’organizzazione e nella gestione del rapporto di lavoro deve garantire il pieno rispetto dei diritti inviolabili dei lavoratori, evitando qualsiasi discriminazione basata su sesso, età, origini etniche, religione, orientamento sessuale, opinioni politiche e condizioni personali, sociali ed economiche.
Il lavoratore ha inoltre diritto ad un’informazione chiara e tempestiva sull’uso di sistemi IA che possano influire sulla propria attività. Ciò implica per il datore di lavoro l’obbligo di trasparenza, informando le risorse nei casi e con le modalità di cui all’art. 1-bis, D.lgs. n. 152/1997.
Elemento centrale della norma è il riconoscimento che l’intelligenza artificiale non è un fattore neutro, ma può incidere direttamente sulle prerogative individuali del lavoratore. Processi come l’organizzazione algoritmica del lavoro, l’automazione delle valutazioni o la sorveglianza digitale rappresentano aree critiche in cui l’IA può alterare gli equilibri negoziali e contrattuali.
Nel lavoro autonomo, particolare attenzione è invece dedicata alle professioni intellettuali (art. 13). In questo ambito, i sistemi di IA possono essere utilizzati solo come strumenti di supporto all’attività professionale, senza mai sostituire la valutazione autonoma del professionista, che resta pienamente responsabile delle proprie decisioni.
Nel complesso, la legge introduce principi generali per l’uso dell’IA nel lavoro dipendente, ma non prevede ancora una disciplina dettagliata che definisca con precisione fino a che punto tali tecnologie possano incidere sui processi decisionali. Più definita, invece, la disciplina del lavoro autonomo, in cui l’IA è ammessa esclusivamente come supporto operativo.
Restano tuttavia alcune lacune, comuni al lavoro subordinato e autonomo, in particolare riguardo:
Al fine di garantire un monitoraggio costante, inoltre, l’art. 12 della legge istituisce presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, con il compito di analizzare rischi e opportunità dell’uso dell’IA nei diversi settori produttivi, elaborando linee guida e raccomandazioni per imprese e lavoratori. L’Osservatorio sarà, dunque, non solo un presidio pubblico di sorveglianza, ma anche un punto di raccordo tra istituzioni, aziende e parti sociali.
L’introduzione dell’IA nei luoghi di lavoro comporterà un ripensamento delle relazioni industriali, con un ruolo centrale per i sindacati, chiamati a negoziare regole sull’uso delle tecnologie di automazione e sulla tutela dei lavoratori da possibili abusi. Sarà inoltre necessario sviluppare linee guida etiche che accompagnino le imprese verso un utilizzo responsabile dei sistemi intelligenti. Anche la giurisprudenza sarà verosimilmente chiamata ad interpretare le nuove norme, soprattutto nei casi di discriminazione algoritmica, sorveglianza e licenziamenti automatizzati.
Infine, l’IA potrà influenzare tempi e modalità del lavoro, rendendo opportuni interventi normativi per garantire il diritto alla disconnessione e prevenire fenomeni di burnout digitale.
In conclusione, la nuova legge italiana sull’intelligenza artificiale segna un passo decisivo nel tentativo di conciliare innovazione tecnologica e tutela dei diritti. Nel contesto lavorativo, l’intento è duplice: promuovere l’adozione di strumenti tecnologici capaci di aumentare efficienza e sicurezza e, al contempo, prevenire ogni deriva lesiva della dignità dei lavoratori.
La vera sfida, ora, sarà tradurre i principi di trasparenza, sicurezza e tutela dei diritti in pratiche concrete e quotidiane: un compito che richiederà l’impegno congiunto di imprese, lavoratori e istituzioni.
mercoledì, 17 Dicembre 2025
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