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I RECORD SONO LUOGHI INESPLORATI

17 Dicembre 2019

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Mauro Berruto, Formatore Aziendale e Allenatore della Nazionale Italiana Tiro con l’Arco. 

Roger Bannister, storia di un campione entrato nella storia
Roger Bannister si svegliò presto il mattino del 6 maggio del 1954. Completamente assorbito dalla sua monoidea, guardò fuori dalla finestra con un misto di eccitazione e terrore. Un’occhiata ai rami di un albero che oscillavano al vento, una al cielo grigio, alle nuvole, alla pioggia insistente. La sua monoidea, folle per tutti, sembrava in quel momento esserlo anche per lui: “Come si può correre un tempo decente in un giorno come questo?” 
Gli tornò alla mente il fallimento ai Giochi Olimpici di Helsinki, quel quarto posto nei 1500, due anni prima. Una delusione atroce che lo aveva portato a un passo dalla decisione di ritirarsi. D’altronde si stava per laureare in medicina, perché insistere con quella vita da atleta?“Perché tu, Roger, sarai il primo uomo al mondo a correre il miglio in meno di 4 minuti!” gli aveva detto coach Franz Stampfl. 
Roger, all’inizio, non ne voleva sapere di quel quarantenne viennese, concittadino di Freud, ma al primo incontro capì che quell’uomo gli avrebbe allenato prima la mente, poi il corpo.
“Sarai il primo e sarai ricordato per sempre. Tu cambierai un paradigma”.
“Certo, bella idea, ma come si fa?”
“Prima superando i limiti che la nostra mente si autoimpone, poi con un metodo” aveva risposto il coach. “Tu ci metterai tutto te stesso, io ti insegnerò un metodo. Scegli”.
Roger Bannister fece la sua scelta. Il metodo, in fondo era semplice, ma geniale. Prendere la distanza, circa 1600 metri, dividerla in quattro parti. Correre ciascuna di quelle parti in un tempo che, sommato, sarebbe stato inferiore ai 4 minuti e poi accorciare gli intervalli fra una ripetizione e l’altra, fino ad azzerarli. Oggi si chiama interval training, lo si usa in tutto il mondo come un normalissimo strumento di allenamento. Però, prima, quel metodo non esisteva. Occorreva fidarsi.
“È impossibile!” dicevano medici, fisioterapisti, preparatori atletici, scienziati ed esperti di ogni genere. “Correre a quella velocità per un miglio significa correre incontro alla morte o, nel migliore dei casi, al fallimento”.
In effetti, quella mattina, sembrava impossibile davvero. Ma la storia, ormai, aveva deciso. Aveva deciso per quel 6 maggio 1954, per l’Iffley Road Athletic Ground di Oxford, per le sei del pomeriggio, per l’evento numero 9 del programma. La storia aveva deciso per il suo pettorale numero 41, per i cronometristi Findlay, Hill, Hudson, Richards e Burfitt. La storia aveva deciso per lui, Roger Bannister.
Ai tre quarti di miglio lo speaker annunciò il tempo: tre minuti e un secondo. La folla ruggì dall’entusiasmo. Senza più energie, spinto da una forza che non era più muscolare Bannister corse le ultime yard essendo esso stesso muscolo, dolore, volontà, utopia. La sua unica realtà erano quelle 200 yard davanti a lui.
Sentì quel filo sul petto, poi crollò a terra. Esausto. Passarono due minuti di silenzio assoluto durante i quali i cronometristi si confrontarono animosamente. Poi Norris McWhirter, lo speaker che la storia aveva scelto, gracchiò le sue prime parole dentro al megafono.
“Signore e signori” disse lentamente “ecco il risultato dell’evento numero 9, la corsa di un miglio. Primo il numero 41, Roger Bannister dell’Amateur Athletic Association con un tempo che, se ratificato, rappresenta il nuovo record del meeting e della pista e che sarà il nuovo record inglese, europeo, dell’Impero Britannico e del mondo. Il tempo è: tre…” Non riuscì a terminare. La folla si riversò sulla pista, impazzita, portandolo in trionfo.
I record sono luoghi inesplorati. Battere un record è come andare, per la prima volta, sulla Luna o sull’Everest, conquistato peraltro solo un anno prima. Roger Bannister aveva raggiunto un’altra vetta che, per tutti, era impossibile da raggiungere. Non aveva semplicemente corso più veloce degli altri, aveva strutturato la realtà. Perché la parte interessante di questa storia è che, 46 giorni dopo, un tal John Landy, a Turku in Finlandia, riuscì a correre il miglio in meno di 4 minuti. Nell’anno solare successivo più di trenta atleti scesero sotto la barriera dei quattro minuti. Il muro si era disintegrato. Lui era arrivato, per primo, in un mondo nuovo. Adesso potevano averne accesso tutti gli altri.

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