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La prescrizione dei crediti da lavoro decorre dalla cessazione del rapporto

14 Settembre 2022

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Con sentenza n. 26246 del 6 settembre 2022, la Corte di Cassazione ha affermato che il termine di prescrizione quinquennale dei diritti di credito non ancora prescritti al momento dell’entrata in vigore della legge n. 92 (18 luglio 2012), inizia a decorrere con la cessazione del rapporto di lavoro e non più in costanza.

La Corte di Cassazione, con la predetta sentenza, ha accolto il ricorso promosso da un gruppo di lavoratrici dell’Avicola Alimentare Monteverde di Brescia contro la sentenza della Corte d’Appello di Brescia che aveva sostenuto la decorrenza del termine di prescrizione dei crediti di lavoro in costanza di rapporto.

Nello specifico le lavoratrici, al termine del rapporto intercorso con la società, avevano agito giudizialmente al fine di ottenere il pagamento di alcune differenze retributive inerenti all’orario straordinario notturno. La Corte d’Appello rigettava parzialmente la predetta domanda, ritenendo prescritte le somme riguardanti i periodi antecedenti ai cinque anni rispetto all’introduzione del giudizio. A fondamento della decisione, i Giudici deducevano che la prescrizione quinquennale decorre in corso di rapporto, ritenendo – anche all’esito delle recenti riforme apportate dalla Legge Fornero (L. 92/2012) e dal Jobs Act (D.Lgs. 23/2015) – la permanenza della c.d. tutela reale. I Giudici territoriali avevano infatti negato la ricorrenza di una condizione psicologica di timore dei lavoratori, tale da indurli a non avanzare pretese retributive nel corso del rapporto, in quanto, in caso di licenziamento intimato per ritorsione o discriminatorio ovvero per motivo illecito determinante avrebbero potuto senz’altro ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro.

La Cassazione – ribaltando quanto stabilito dalla Corte d’Appello – rileva, preliminarmente, che la stabilità del rapporto di lavoro deve fondarsi su una disciplina che, sul piano sostanziale, subordini la legittimità e l’efficacia della risoluzione alla sussistenza di circostanze obbiettive e predeterminate e, sul piano processuale, affidi al giudice il sindacato su tali circostanze e la possibilità di rimuovere totalmente gli effetti del licenziamento illegittimo. Secondo i Giudici di legittimità, le modifiche apportate dalla L. 92/2012 e dal D.Lgs. 23/2015 hanno fatto venir meno detta stabilità, avendo determinato il passaggio da un’automatica applicazione ad ogni ipotesi di illegittimità del licenziamento della tutela reintegratoria e risarcitoria in misura predeterminabile con certezza ad un’applicazione selettiva delle tutele e di scelta della sanzione applicabile. Le ragioni sottese a questa impostazione sono molto semplici: il lavoratore è privo di ogni condizionamento ed è in grado di reclamare i propri diritti, in qualsiasi momento, se è del tutto assente ogni timore per la sorte del proprio impiego, circostanza questa che può verificarsi solo ed esclusivamente in caso di tutela reintegratoria certa e predeterminata.

Per la sentenza, ne consegue che la prescrizione deve decorrere, in corso di rapporto, esclusivamente quando la reintegrazione sia prevista quale unica sanzione contro ogni illegittima risoluzione del rapporto, come accade per i lavoratori pubblici e come accadeva anche per quelli privati nel vigore del testo dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, anteriore alla Riforma Fornero, per quei dipendenti cui la norma si applicava.

Su tali presupposti, la Suprema Corte enuclea il seguente principio di diritto: “Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, così come modulato per effetto della legge n. 92 del 2012 e del decreto legislativo n. 23 del 2015, mancando dei presupposti di predeterminazione certa delle fattispecie di risoluzione e di una loro tutela adeguata, non è assistito da un regime di stabilità. Sicché, per tutti quei diritti che non siano prescritti al momento di entrata in vigore della legge n. 92 del 2012, il termine di prescrizione decorre, a norma del combinato disposto degli artt. 2948, n. 4 e 2935 c.c., dalla cessazione del rapporto di lavoro”.

Ciò comporta, ovviamente, un netto stravolgimento da un punto di vista applicativo.

Secondo i principi espressi dalla sentenza in commento, la Legge Fornero rappresenta, dunque, un vero e proprio atto interruttivo della prescrizione ed è, quindi, necessario tornare indietro di 5 anni rispetto all’entrata in vigore della stessa, avvenuta il 28.06.2012.

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