Lavoro 2022: i settori che offrono più opportunità

«Quali sono i lavori emergenti del 2022?»
«In quali settori sarà più facile trovare impiego?»
Diana Cavalcoli risponde a queste domande con un'attenta valutazione delle opportunità offerte dal mercato del lavoro in questo nuovo anno. 
L’anno nuovo porta con sé diversi quesiti per chi lavora o è in cerca di occupazione. Se è vero che i lavoratori di tutto il mondo hanno sofferto le difficoltà legate alla pandemia nel 2020 e nel 2021, è anche vero che le economie dei Paesi sviluppati sono in crescita. Italia compresa. L’economia mondiale supererà per la prima volta i 100 mila miliardi di Pil complessivo nel 2022. Vediamo quindi quali sono le opportunità e i rischi del nuovo mercato del lavoro sul fronte italiano.

👉 I fattori del cambiamento: digitale, modelli di lavoro, transizione verde
Rispetto al 2022 sono tre gli elementi che impatteranno sul mercato del lavoro. Complice l’accelerazione del digitale a seguito della pandemia, sarà sempre più centrale l’innovazione tecnologica. In altre parole, i lavoratori con competenze in questo campo saranno avvantaggiati nella ricerca di impiego. Il modo in cui lavoriamo cambierà poi in relazione all’evoluzione dei modelli lavorativi. Senza dimenticare il peso che avrà la transizione ecologica, una rivoluzione che richiede di ridisegnare intere filiere produttive. Si pensi solo all’automotive e al settore dell’energia.

👉 I settori e chi assume
In termini di settori, il lavoro è dato in crescita in comparti specifici. In particolare, i datori italiani si aspettano un mercato del lavoro in crescita nel primo trimestre del 2022. Nel dettaglio il 43% si aspetta un aumento della propria forza lavoro, a fronte di un 16% che prevede una diminuzione e un 39% che non prevede cambiamenti. Una buona parte dei posti di lavoro di domani si concentrano in settori chiave come quello della Sanità. Spazio quindi a medici e infermieri ma anche Oss e badanti. Da gennaio 2020 si pensi sono stati assunti 21mila medici, quasi 32mila infermieri e quasi 30mila altri operatori. Tra i settori che ‘tireranno’ l’occupazione anche quelli ad alto coefficiente di digitalizzazione. Si pensi quindi all’IT o ai servizi, in particolare l’ambito e-commerce.

👉 I lavori emergenti
Posti i tre elementi che influiranno sul mercato (digitale, organizzazione e sostenibilità) si ricercheranno figure nuove. Ad esempio, gli specialisti delle interfacce umane. Profili che uniscono competenze tecniche di sviluppo software a skills relazionali utili a capire come semplificare l’iterazione uomo-macchina. Se si pensa alle aziende poi saranno cruciali, come segnala anche Forbes, i Logistics Analyst e i Distribution Manager ovvero profili in grado di gestire l’intera filiera produttiva e ottimizzarla in termini di flessibilità e di ordini incerti. Per non parlare degli esperti, tecnici e ingegneri, specializzati nella guida autonoma.

👉 Le competenze richieste: soft e digital skills e buona comunicazione
A prescindere dalle mansioni, ai lavoratori nel 2022 sarà richiesto un salto in termini di competenze digitali. Si pensi che in Italia sono 150mila le posizioni di lavoro legate al digitale che non riescono a venire «coperte». Avere le giuste competenze tech è quindi cruciale anche se, va detto, l’approccio del lavoratore deve essere quello dell’apprendimento continuo per non rimanere indietro rispetto all’innovazione tecnologica. Anche a seguito dello smart working, che ha cambiato il nostro modo di comunicare con colleghi e superiori, serviranno lavoratori smart, abili nel comunicare sia via zoom che di persona. Occorreranno, in breve, skills relazionali più raffinate e capacità di lavoro in autonomia.

👉 Il rischio mismatch: gli introvabili del mercato del lavoro
Il rischio del mercato del lavoro nel 2022 è veder crescere la voragine del mismatch italiano, ovvero il disallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro. Un fenomeno che si traduce in migliaia di aziende che non trovano persone qualificate da assumere. Il che vale per tutte le mansioni: dalle più tecniche alle più operative. Tra i profili «introvabili» negli ultimi mesi, ad esempio, ci sono sia gli ingegneri e i data analyst ma anche camionisti, magazzinieri e addetti alla logistica.

👉 I green job
Tra i lavori emergenti si contano poi quelli legati alla transizione ecologica. Si pensi al Mobility manager ma anche ai giuristi e agli ingegneri ambientali o agli eco-chef. Secondo i dati del Cnel, l’incidenza di lavoratori full green già oggi è concentrata in public utilities (30%) e nelle costruzioni. Mentre le professioni hybrid green sono concentrate in edilizia (45%), nei servizi sociali privati (10.5%) e in manifattura (9.1%).

Fonte: Diana Cavalcoli per Il Corriere della Sera