sgb

Abruzzese e pescarese doc, titolare inamovibile della Pro Recco Campione d’Italia,
Francesco Di Fulvio a soli 23 anni è già un pilastro del Settebello di pallanuoto che si sta facendo valere alle Olimpiadi di Rio.
Lo abbiamo intervistato prima della partenza per il Brasile insieme a sua madre Monica. 


di Matteo De Leonardis, Responsabile Web Marketing & Social Media SGB Humangest Holding


E’ nato il 15 agosto 1993, ha soli 23 anni, ma è già considerato un Campione. Eppure, non si monta la testa semplicemente perché lui non è così e non è questo ciò che gli hanno insegnato lo sport e la famiglia.

Francesco Di Fulvio è stato definito in tanti modi dalla stampa nazionale: astro nascente, talento puro, fenomeno, «ma quello che scrivono i giornali, quello che si legge su internet, non mi interessa». E’ questa una delle prime cose che ci tiene a precisare in modo deciso ma sempre rispettoso, come si confà ad un ragazzo intelligente che pur avendo già ottenuto importanti successi non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Riscaldati da una bella giornata di sole che illumina il centro sportivo “Le Naiadi” dove la nazionale di Pallanuoto maschile si sta preparando in vista delle Olimpiadi di Rio 2016, abbiamo avuto il piacere di incontrare e conoscere uno degli sportivi più talentuosi della pallanuoto italiana e mondiale.

Francesco Di Fulvio è un pescarese doc che pur frequentando sport ‘lontani’ da quello nazionale per eccellenza, il calcio, ancora ‘gode’ come tanti pescaresi per la recente promozione del Pescara in serie A. «Da quando sono fuori riesco a seguirlo solo in televisione ma è una bella soddisfazione», ci dice. Per una volta, però, il calcio è solo un modo per rompere il ghiaccio ed iniziare a conoscere il Francesco sportivo, il Francesco uomo e anche il Francesco figlio, grazie alla presenza durante tutta l’intervista della madre Monica.

«Le olimpiadi sono vicine, cosa possiamo aspettarci da questo Settebello? »
«La preparazione va molto bene, abbiamo iniziato il 10 giugno, siamo nella fase di carico iniziale ma nonostante tutto abbiamo espresso un buon gioco sin dai primi incontri. In questa fase ci stiamo concentrando sui nostri difetti, per superarli e continuare a crescere. Siamo una squadra giovane, non partiamo con i favori del pronostico e proprio perché non abbiamo nulla da perdere andremo ai Giochi senza pressioni, senza paura, a testa alta. E sono convinto che faremo bene».

«Come ci si sente ad essere considerati, così giovani, già un punto di riferimento per la Pro Recco e per la Nazionale? ».
«E’ una bella sensazione ma non gli dò nessuna importanza, io penso solo ad allenarmi come ho sempre fatto perché è questo l’unico modo per restare ad alti livelli». E quelli della pallanuoto non sono allenamenti qualunque. Durante l’anno Francesco e i suoi compagni di squadra si allenano diverse ore al giorno, tutti i giorni, fino ad arrivare al sabato per la partita della settimana. «Ma non è un sacrificio vero perché quando fai una cosa che ti piace è tutto più semplice», ci tiene a precisare. E i risultati si vedono: 1 Campionato italiano; 2 Coppe Italia; 1 Supercoppa LEN, sempre con l’ASD “Pro Recco”.

«Cosa ti ha insegnato crescere praticando la pallanuoto? »
«Lo sport, praticato ad alti livelli, è una vera scuola di vita che ti impone delle regole da rispettare ma che in cambio dà insegnamenti preziosi ed utili. Non solo la pallanuoto ma ogni sport ti insegna a stare al mondo. Ti insegna a vivere all’interno di un gruppo dove è fondamentale aiutarsi e sostenersi l’uno con l’altro, senza ipocrisie, senza gelosie, verso un obiettivo comune. Solo così si può vincere tutti insieme».

«Ci sono state maggiori difficoltà nell’entrare a far parte del gruppo della nazionale rispetto a quello della Pro Recco? »
«No, molti compagni di nazionale sono gli stessi che frequento ogni giorno con la squadra e questo mi è stato di aiuto. Inoltre io sono sempre sereno, solare e la mia personalità mi ha aiutato ad integrarmi al meglio in ogni gruppo. L’unica cosa che cambia con la Nazionale sono i ritmi, molto più intensi. Ci si vede sempre per periodi brevi e tutto scorre più velocemente, un allenamento dopo l’altro, fino alla partita».

Proprio come in vasca, anche nella vita Francesco Di Fulvio non è mai solo. Accanto ha una famiglia di atleti come lui. Il padre Franco ha militato negli anni novanta nella Sisley Pescara di Pallanuoto ed oggi allena; i due fratelli praticano, anche loro, questo sport mentre la mamma Monica – che lo osserva sorridente durante tutta l’intervista – è istruttrice di acquagym.

«Il papà non è geloso di un figlio che già è riuscito a vincere più di lui?», chiedo. «Il papà è orgoglioso, è il suo primo sostenitore», risponde sorridendo Monica. A testimonianza di quanto sia forte il legame che lega i genitori al proprio figlio ‘campione’; un ragazzo giovane, di grandissima prospettiva, che ha raggiunto il successo anche grazie al sostegno costante dei genitori che lo hanno indirizzato verso la pallanuoto sin da piccolo e lo hanno ‘lasciato andare’ anche se era difficile, a soli 16 anni, quando era giunto il momento di credere nel sogno di diventare professionista. Oggi come allora genitori e fratelli sono vicini più che mai a Francesco, anche se non hanno modo di essergli sempre accanto fisicamente durante l’anno.

«Posso aggiungere una cosa?». L’intervista è quasi terminata ma Monica, che l’ha seguita con tutto l’orgoglio di una madre che vede il proprio figlio riuscire così bene nello sport e nella vita, ha un suggerimento per tutti i genitori, le mamme in particolare, che svolgono uno dei “mestieri” più difficili del mondo: «Consiglio a tutte di indirizzare i propri figli verso lo sport. E’ una scelta che può comportare sacrifici, è vero: noi sappiamo bene cosa significa vedere proprio figlio allontanarsi, anche pochi giorni, per una trasferta o ancor più a lungo per una scelta di vita. Con il tempo, però, si viene ripagati di tutto perché lo sport è in grado, ad ogni livello, di inculcare valori speciali, dei valori che solo chi lo pratica quotidianamente può maturare e comprendere».